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Storia della scuola
Sofonisba Anguissola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il marchese Pietro Araldi

 

Storia del Palazzo che ospita la Scuola   

 

L'Istituto Magistrale "Sofonisba Anguissola" ha sede in un Palazzo del XVI secolo notevolmente trasformato negli anni, in quanto sono stati aggiunti in tempi successivi vari corpi, per adeguarlo a sede di una scuola. 

    Il palazzo apparteneva alla famiglia Araldi-Erizzo, la quale, forse proveniente da Parma, si era trasferita prima a Casalmaggiore dove aveva acquistato lustro con Francesco, creato conte palatino nel 1515.

 

L’ultimo esponente del casato, Pietro, era figlio di Carlo Alfonso Gaetano, ciambellano del Granduca di Toscana, e della contessa Matilde Erizzo di Venezia, figlia di Nicolò Andrea,  nominato principe nel 1818 da Francesco I d’Austria.

  Il marchese Pietro Araldi è indubbiamente una figura degna d'essere ricordata tra quelle di maggior spicco del nostro Risorgimento, sia per il suo patriottismo, sia per la suo liberalità. Figlio del marchese Carlo Araldi Torresani (che fu precettore dei duca Leopoldo di Toscana), Pietro, nato a Cremona il 16 febbraio 1821, aggiunse al proprio cognome quello della madre, Erizzo, il cui casato si estingueva con lei.

 

Noto per i suoi sentimenti liberali, nominato podestà durante il breve periodo in cui, nel 1848, Cremona gustò il sapore della libertà dagli Austriaci, al ritorno delle truppe di Radetzky, si vide costretto ad andare esule in Piemonte. Diede sempre prova delle sue capacità e soprattutto della sua generosa disponibilità.

Ospitò nel suo palazzo di via Palestro (allora «contrada Diritta») il principe ereditario (e prossimo re) Vittorio Emanuele; mise a disposizione del governo provvisorio di Lombardia 50 cavalli, offrì la bandiera alla prima colonna cremonese guidata da Gaetano Tibaldi, nel Trentino.  Nel suo palazzo (ora sede del Liceo statale) ospitò anche Vincenzo Gioberti.

    Durante l'esilio destinò gran parte del suo cospicuo patrimonio a soccorrere i rifugiati.

Così in palazzo Barolo, a Torino, dove poi egli alloggiò, fece funzionare un embrionale municipio cremonese, del quale era il podestà,

 

Amarissimo dovette essere il suo ritorno a Cremona (nel 1850), determinato da due principali motivazioni: il desiderio del padre novantenne (che lo aveva accompagnato nell'esilio) di tornare nella sua città e il timore della confisca totale dei beni. Condannato a pagare 300.000 svanziche, ridotte poi a 160.000, nel 1859 tornò in Piemonte per offrirsi ancora con tutto il suo entusiasmo e con le sue sostanze per lo sforzo supremo. Amico di Vittorio Emanuele, di Cavour e di Gioberti, venne nuovamente nominato podestà e, più tardi, sindaco. Quando Cavour verrà a Cremona, il febbraio 1860, sarà ospite nel suo palazzo.

Nominato senatore a soli 39 anni, ebbe anche la carica di governatore del Reale palazzo di Cremona (Ala Ponzone), Magnifico anfitrione, ospitò sempre gli illustri personaggi che in quegli anni vennero nella nostra città: Umberto ed Amedeo di Savoia, Farini, Luigi Cibrario,  Lamarmora e  Giuseppe Garibaldi.

 

Stimato e amato dai suoi concittadini non venne mai meno alla fiducia che essi riponevano in lui, sicché non desta meraviglia se Garibaldi gli chiese di operare perchè Cremona inviasse al Parlamento un appello contro la cessione di Nizza alla Francia e  perché si facesse iniziatore della sottoscrizione per un milione di fucili. Durante la campagna del ‘66 offerse i suoi  mezzi  finanziari per la mobilitazione civile e concesse la sua villa di Torre de' Picenardi ( Malamberti) come sede del quartier generale delle truppe piemontesi.

Dato fondo al patrimonio avito, egli visse gli ultimi anni della sua vita con l'annuale assegno di quattromila lire attribuitogli  dal Re come Governatore del palazzo reale.

Morì il 16 gennaio 1881: non aveva ancora compiuto i sessant'anni.

 

Della dimora dei conti Araldi in via Palestro ben poco è rimasto; per estinzione del casato, alla morte di Pietro, l’edificio, posto in vendita nel 1883, venne acquistato dal Comune di Cremona per la somma di L.31.200 e adibito a Scuola Normale.

Per una storia dell'edificio principale, si rinvia al recente volume di LIDIA AZZOLINI, "Palazzi e case nobiliari - Il Seicento a Cremona", Banca Popolare di Cremona, 1998, pp. 96-103.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 20-04-10